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I miti della F1 ai raggi X

Una collezione imperdibile, dedicata ai piloti che hanno fatto la storia della Formula 1, un viaggio emozionante nella vita sportiva e privata delle leggende di ieri e dei protagonisti di oggi.

Da Ayrton Senna a Fernando Alonso, da Alain Prost a Michael Schumacher, da Niki Lauda a Sebastian Vettel: tutti i miti della formula 1 analizzati ai raggi x dalle più prestigiose firme di Gazzetta, con i disegni di Giorgio Piola e i giudizi di Alex Zanardi.

Una raccolta completa di monografie in formato tascabile e orizzontale, che permette di apprezzare immagini e disegni in tutti i dettagli. La collana è composta da 25 libri illustrati.

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Il piano dell’opera

Ayrton Senna (Vol. 1) di U. Zappelloni

Ayrton Senna per molti è stato il più grande campione del mondiale di Formula 1: il brasiliano ha conquistato tre titoli iridati, ma ne avrebbe potuti collezionare altri se non fosse stato vittima del tragico incidente al Gp di San Marino del 1994 con la Williams FW16-Renault che ha segnato la fine di un’era. In pista era considerato un duro ma nella vita sapeva essere molto generoso.
Era adorato dai tecnici per la sua capacità di trasferire in modo semplice informazioni complicate. “Magic” è stato un uomo carismatico, mai banale, spesso tormentato. Un racconto emozionante della sua vita sportiva e privata, oltre ad una sezione tecnica di grandissimo valore, arricchita dai disegni di Giorgio Piola e dall’intervento di Zanardi.

Fernando Alonso (Vol. 2) di P. Allievi

Un volume inedito sulla vita sportiva e privata di Fernando Alonso, raccontata da Pino Allevi, con il giudizio di Zanardi e disegni di Giorgio Piola. Il ferrarista è stato votato dai Team Principal della Formula 1 migliore pilota del campionato 2012: lo spagnolo, dopo aver vinto due titoli mondiali con la Renault nel 2005 e nel 2006, cerca il tris con la Ferrari, ma finora non ha disposto della monoposto più competitiva. Uomo squadra, che ha bisogno di sentire l’incondizionato supporto del team, sa supplire alle carenze della macchina con prestazioni magistrali, andando oltre il limite della vettura. Tattico, fine collaudatore, è un motivatore che sa misurare sempre le parole, specie quelle che non dice. Alimenta i suoi social network in prima persona per avere un contatto diretto con i suoi tifosi ed evitare le ingerenze della sua privacy dei paparazzi.

Michael Schumacher (Vol. 3) di U. Zappelloni

È il pilota dei record: sette titoli mondiali piloti, novantuno vittorie e poi pole position, giri più veloci e podi più di qualunque altro campione nella storia della Formula 1. Michael Schumacher ha tracciato una profonda linea di demarcazione fra sé e gli altri con imprese leggendarie che hanno segnato il ciclo più fulgido della storia Ferrari. Mai nessuno ha conquistato cinque titoli iridati di fi la (dal 2000 al 2004) aggiungendoli ai due conseguiti con la Benetton. Il tedesco si è ritirato nel 2006, ma ha voluto rientrare nel 2010 con la Mercedes. Con poche soddisfazioni: una pole virtuale a Montecarlo e un podio. Troppo poco per un duro che si era fatto la fama dell’imbattibile…

Sebastian Vettel (Vol. 4) di A. Cremonesi

“Tedesco come Michael Schumacher, la prima gara l’ha disputata nel kartodromo di Kerpen dove ha conosciuto l’idolo della Ferrari quando aveva appena otto anni: Sebastian Vettel è un predestinato che sembra intento a seguire le orme del suo connazionale. Il ragazzo di Heppenheim è prodigioso: a 21 anni vince il primo GP e a 23 anni coglie il primo mondiale, sbaragliando il record del pilota più giovane che apparteneva a Fernando Alonso. E poi non si è più fermato: con la Red Bull Racing, la squadra che lo ha cresciuto come in una famiglia, ha già infilato tre titoli piloti di seguito. Dove vuole arrivare Sebastian che finora ha potuto disporre sempre della monoposto migliore?”

Niki Lauda (Vol. 5) di P. Allievi

Ha vinto tre titoli mondiali, ma ne avrebbe potuti cogliere di più se la sua esistenza non fosse stata condizionata dal rogo della Ferrari 312T al Gp di Germania del 1976: Niki Lauda, anche se sul volto porta le stimmate del fuoco, è un uomo che ha vissuto tante esistenze: campione di F.1, pilota d’aerei, imprenditore, team manager. Intelligente e irrequieto, l’austriaco aveva fatto sognare i tifosi del Cavallino vincendo i titoli mondiali piloti 1975 e 1977. Poi la rottura con il Commendatore e il passaggio alla Brabham. Quindi il repentino ritiro e il ritorno condito dal terzo alloro nel 1984 con la McLaren. Adesso è stato l’artefice del passaggio di Lewis Hamilton alla Mercedes, dove è stato chiamato come consulente della Stella a tre punte per iniziare un nuovo capitolo.

Alain Prost (Vol. 6) di P. Allievi

Lo hanno chiamato il “Professore” quando ancora correva in Formula Renault. Mai soprannome è stato più azzeccato: Alain Prost è stato un vero cultore dell’automobilismo e della meccanica. Competente di tecnica, ha sempre avuto il massimo riguardo del motore e delle gomme: quando negli anni ’80 e 90 le monoposto si rompevano ancora facilmente, il francese era quello che sapeva portarle al traguardo senza cercare inutili rischi. Ha concesso poco allo spettacolo, ma ha vinto quattro titoli mondiali (tre con la McLaren e uno con la Williams) grazie alla sua velocità. Intelligente, egocentrico e litigioso ha costruito grandi storie e clamorose rotture. L’amore mai sbocciato con la Ferrari e il fallimento del suo team sono i buchi neri di una carriera che meriterebbe ben altra consacrazione storica.

Gilles e Jacques Villeneuve (Vol. 7) di P. Ianieri

Villeneuve, un nome glorioso interpretato in modi diversi da due campioni: Gilles e Jacques hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia della F. 1. Il padre è diventato una leggenda per le imprese impossibili al volante della Ferrari, quando cercava il limite senza alcun sprezzo del pericolo e il minimo rispetto per le leggi della fi sica: la tragedia di Zolder nel 1982 ha troncato una breve carriera che meritava altri successi. E allora è toccato al fi glio Jacques completare il percorso della dinastia: guidando la Williams nel 1987 ha scolpito il prestigioso cognome nell’albo d’oro del mondiale piloti, maturando poi anche la riconciliazione col papà che lo ha spinto ad onorare Gilles guidando la sua 312 T4 a Fiorano.

Nigel Mansell (Vol. 8) di G. Gasparini

Nigel Mansell è stato soprannominato “Il Leone” per la generosità con cui ha affrontato le enormi diffi coltà che hanno costellato la sua ascesa. Dotato di una velocità innata, l’inglese ha entusiasmato gli appassionati con la sua guida spettacolare e i sorpassi nei punti impossibili. Il baffo, però, ha anche collezionato una serie di cocenti delusioni, quando sembrava aver già vinto GP e titoli iridati. Ha sconfitto la “sindrome di Paperino” nel 1992 centrando con la Williams l’unico mondiale piloti della sua carriera. Subito dopo ha impreziosito il palmares dominando l’Indycar americana. E l’ultimo successo è arrivato a 41 anni, dopo la tragedia di Senna, proprio sulla monoposto di Ayrton.

Alberto Ascari (Vol. 9) di P. Allievi

È riconosciuto come il più grande campione dell’automobilismo che l’Italia abbia avuto nel dopoguerra: Alberto Ascari è stato l’ultimo pilota italiano ad aver vinto un campionato mondiale piloti. Il milanese in carriera ha centrato due titoli iridati con la Ferrari, ma ne avrebbe certamente conquistati altri se la sua vita non fosse stata troncata dal misterioso incidente all’autodromo di Monza nel 1955 durante un test a cui non avrebbe dovuto partecipare, dopo il drammatico volo in mare con la Lancia D50 durante il Gp di Monaco. Figlio d’arte, il milanese era schivo, molto superstizioso e legato alla famiglia: gli avversari lo consideravano imbattibile quando scattava in testa dalla pole position.

Michele Alboreto (Vol. 10) di L. Perna

Il pilota milanese ha avuto una rapida ascesa con la Tyrrell quando era un giovanissimo, meritandosi la chiamata di Enzo Ferrari con due successi straordinari a Las Vegas e Detroit. Poi Alboreto ha accarezzato il sogno mondiale nel 1985: era in testa alla classifica iridata fino a metà stagione, quando si è dovuto arrendere alla 1556/85 troppo poco affidabile. Quella è stata la svolta di una carriera che non si è chiusa con i 5 successi in F.1. Le corse erano la sua vita, la sua passione. È morto al Lausitzring mentre nei test con l’Audi inseguiva il secondo successo alla 24 Ore di Le Mans, dopo la bella affermazione con la Porsche privata nel 1997.

Juan Manuel Fangio (Vol. 11) di P. Allievi

Argentino, figlio di italiani, Juan Manuel Fangio è approdato alla F.1 a 39 anni, quando gli altri piloti pensavano di smettere: ha vinto cinque titoli mondiali negli Anni ’50 con quattro costruttori diversi (Alfa Romeo, Mercedes, Ferrari e Maserati). Da Enzo Ferrari era considerato un opportunista, in realtà aveva il fiuto per salire sempre sulla monoposto più competitiva. Con il suo stile di guida pulito rendeva facili delle imprese storiche: gli avversari difficilmente riuscivano a tenere il suo passo se non prendendo grossi rischi. In carriera ha avuto un solo brutto incidente perché sapeva gestire i rischi e la meccanica con una sensibilità da grande campione.

Lewis Hamilton (Vol. 12) di L. Perna

L’inglese di Grenada è il primo pilota di colore ad aver conquistato il titolo mondiale di F. 1 nel 2008. È un campione che è stato “costruito” da Ron Dennis fin dai tempi del karting, ma Lewis Hamilton è un talento cristallino che ha la velocità nel sangue e l’istinto per tentare sorpassi impossibili ad altri. Irruente ma non scorretto, è un predestinato che ha dovuto superare molti pregiudizi. È diventato un personaggio da copertina per il look da “bad boy” e per la tormentata storia d’amore con la cantante delle Pussycat Dolls. Dopo sei anni a Woking, ha deciso di lasciare la McLaren per passare alla Mercedes: una scelta molto criticata che, invece, si sta rivelando azzeccatissima.

Jody Scheckter (Vol. 13) di M. Casadio

Il sudafricano è arrivato giovanissimo in Europa con la fama di pilota ricco di talento, velocissimo, ma con uno stile di guida molto irruento. Di poche parole e con un atteggiamento sempre distaccato, Jody Scheckter nel paddock si era meritato il soprannome di “Orso”: il debutto in F.1 era avvenuto con la McLaren, ma era stato Ken Tyrrell a valorizzarlo. Con la P/34, la sei ruote, ha vinto il Gp della Svezia del 1976, ma è con la Ferrari 312 T4 del 1979 che si è laureato campione del mondo: un titolo conquistato con il tatticismo frutto dell’esperienza acquisita a confronto con l’esuberanza giovanile del compagno di squadra, Gilles Villeneuve.

Stirling Moss (Vol. 14) di G. Gasparini

È annoverato fra i più grandi campioni della storia, anche se resta il “re senza corona” della Formula 1: Stirling Moss, con 16 successi in carriera, è il pilota che ha vinto più Gran Premi senza mai conquistare un titolo mondiale piloti. L’inglese è l’eterno secondo: per quattro volte è stato il piazzato (1955, 1956, 1957 e 1958), ma è stato autore di prestazioni leggendarie. Si è imposto con monoposto molto diverse: Mercedes, Maserati, Vanwall, Cooper e Lotus, rimanendo legato prevalentemente ai marchi britannici. Il grave incidente del 1962 a Goodwood ha troncato la sua ascesa, anche se poi ha continuato a scendere in pista fino al 2011, quando si è dichiarato ufficialmente ritirato a 81 anni!

Emerson Fittipaldi (Vol. 15) di G. Gasparini

Il primo campione brasiliano della F.1 è considerato un “eroe dei due mondi”: la sua storia, infatti, è divisa in due tronconi, separati da tre anni di stop. Il primo nel mondo dei Gran Premi gli è valso due titoli mondiali con la Lotus nel 1974 e con la McLaren nel 1974, mentre il secondo in Champ Cars, negli Stati Uniti, quando si impone due volte nella 500 Miglia di Indianapolis nel 1989 e 1993, centrando il campionato Usa nel 1989 con la Patrick Racing. Nei GP ha collezionato 14 affermazioni, ma avrebbero potuto essere molte di più se non avesse dedicato cinque al team Fittipaldi che si era rivelato invece una mezza delusione, mentre era all’apice della sua carriera.

Nelson Piquet (Vol. 16) di M. Casadio

Taciturno all’inizio della carriera, polemico alla fine. Nelson Piquet Souto Maior, goliarda nell’esistenza di tutti i giorni, “zingaro” senza casa (amava vivere sulla sua barca), quando saliva su una monoposto cambiava atteggiamento. Ha vinto tre mondiali piloti: due con la Brabham nel 1981 e 1983 e uno con la Williams nel 1986. Ha sfidato tre generazioni di campioni: quella di Lauda, la successiva con tre assi come Ayrton Senna, Alain Prost e Nigel Mansell, e infine quella di Michael Schumacher. Si è imposto con le wing car aspirate, ha portato al successo il primo motore turbo della BMW e ha sviluppato le sospensioni attive, mostrando un singolare adattamento a tutti i cambiamenti.

Mika Hakkinen (Vol. 17) di A. Cremonesi

Michael Schumacher è stato l’avversario che il tedesco ha più rispettato in carriera: Mika Hakkinen ha cominciato a correre da bambino con il kart regalato da un campione come Henry Toivonen. Poi si è imposto nelle varie categorie addestrative, ma ha impiegato 99 Gran premi prima di iniziare a vincere in Formula 1. Con la McLaren-Mercedes ha trionfato in due mondiali nel 1998 e 1999, collezionando 20 GP in poco più di tre anni. Pilota velocissimo, ha superato un terribile incidente: nelle prove del Gp d’Australia, l’ultimo del 1985, era finito in coma per due giorni dopo aver sbattuto contro il rail. È tornato a correre a inizio 1996 con la stessa determinazione di prima…

Jackie Stewart (Vol. 18) di E. Minazzi

Sarebbe diventato un personaggio anche se non avesse vinto tre mondiali di Formula 1: Jackie Stewart, prima di essere tre volte campione iridato (1969, ‘71 e ’73), era stato selezionato come tiratore di riserva della nazionale britannica alle Olimpiadi di Roma. Ha conquistato 27 GP in 99 partecipazioni e si è ritirato quando era ancora all’apice della carriera, sconvolto dalla tragica morte del compagno di squadra, Francoise Cevert. Pilota velocissimo dallo stile pulito, ha sempre evitato i rischi inutili. È stato un paladino della sicurezza: ha imposto l’uso del casco integrale e delle cinture di sicurezza. Abile manager di sè stesso, ambasciatore di diversi marchi di prestigio, oltre che costruttore e apprezzato commentatore televisivo Sir Jackie resta un’icona ancora oggi.

Jack Brabham (Vol. 19) di V. Schembari

L’australiano nel 1966 è stato il primo e unico pilota a diventare campione del mondo essendoanche il costruttore della sua monoposto di Formula 1. Jack Brabham, prima di dare vita alla squadra omonima insieme al socio Ron Tauranac, aveva già vinto due titoli iridati con la Cooper nel 1959 e 1960. Antipersonaggio, non ha mai avuto un seguito di tifosi pari ai suoi meriti: “Black Jack”, come era stato soprannominato, in pista era un avversario molto duro e ostico da superare, mentre nel paddock diventava discreto e riservato con una condotta di vita quasi ascetica. Ha collezionato 14 successi in 126 GP dal 1955 al 1970, essendo stato testimone nella lunga carriera dell’era di grande cambiamento delle corse verso l’automobilismo moderno.

Jim Clark (Vol. 20) di E. Minazzi

È considerato uno dei più grandi piloti di Formula 1 di tutti i tempi ed è stato insignito dell’Ordine dell’Impero Britannico. Il suo stile di guida si basava sulla sua eccezionale velocità: non aveva una particolare tattica di gara, otteneva spesso la pole position poi partiva sempre molto forte ottenendo, già nel primo giro, un margine di vantaggio sugli inseguitori, quindi se la macchina non aveva problemi procedeva continuando a migliorare i tempi sul giro. Il volume lo racconta con dovizia di particolari.

Graham e Demon Hill (Vol. 21) di G. Gasparini

Detengono un record difficilmente battibile: Graham e Damon Hill sono diventati entrambi campioni del mondo di Formula 1. Il padre due volte: con la BRM nel 1962 e con la Lotus nel 1968, mentre il figlio è diventato iridato con la Williams nel 1996. L’istrionico genitore vanta un altro primato importante: è l’unico pilota che ha centrato oltre al titolo nei GP, anche la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans. È scomparso dopo un incidente aereo nel 1975 dopo aver dato vita ad un team proprio, mentre Damon aveva già ereditato la passione di famiglia: il primogenito non è stato un fuoriclasse, ma ha saputo sfruttare al meglio le occasioni che gli si sono presentate. Nel 1998 ha regalato anche il primo successo alla Jordan che non era certo un top team.

Jochen Rindt (Vol. 22) di V. Schembari

È diventato campione del mondo postumo: la consacrazione del titolo 1970 era arrivata quando era già morto nel drammatico incidente durante le qualifiche del GP d’Italia a seguito del cedimento di un semiasse dei freni anteriori della sua Lotus 72. Jochen Rindt, tedesco di nascita ma austriaco di licenza, si è conquistato un ruolo importante nella storia delle corse per il suo stile di guida molto aggressivo e spettacolare, sempre di traverso e al limite di aderenza della vettura. Ha vinto solo sei Gran Premi nella breve carriera, ma ha centrato anche una 24 Ore di Le Mans con la Ferrari 250 LM nel 1965 e diversi successi in Formula 2 a sublimarne la grande eccletticità. 

James Hunt (Vol. 23) di G. Gasparini

All’inizio della carriera, se non vinceva era perché era coinvolto in qualche incidente. Per questo James Hunt era stato soprannominato “James the Shunt”, lo schianto. Velocissimo è approdato in fretta alla Formula 1 grazie ad Alexander Hesketh, il Lord inglese che aveva dato alla sua squadra un’impronta anticonformista, con belle donne e champagne. Ma finiti i soldi del team, il britannico nel 1976 passa alla McLaren e vince subito il primo e unico titolo mondiale con la M23. Batte Niki Lauda con la Ferrari in un duello che è durato una stagione e che ha avuto il suo epilogo nel bagnatissimo Gp del Giappone al Fuji. Il playboy è un personaggio fuori dagli schemi che ai successi abbina gli eccessi che lo portano ad una rapida decadenza. Restano 10 vittorie, 14 pole position e 8 giri più veloci.

Mario Andretti (Vol. 24) di P. Allievi

La storia del campione italo americano sarebbe degna di un film, ma senza alcuna finzione. Mario Andretti era un profugo istriano quando negli anni ’50 è andato a cercare fortuna negli Usa con la famiglia. Ha iniziato a correre nelle midget e ha vinto in tutte le categorie meritandosi la chiamata in F.1 di Colin Chapman. Nel suo palmares ci sono oltre al mondiale piloti del 1978 ottenuto con la Lotus 79, anche una 500 Miglia di Indianapolis e i titoli Indycar, ma manca solo la 24 Ore di Le Mans, sfiorata nel 1995. È stato uno dei pochi piloti che davano del tu a Enzo Ferrari: ha vinto il suo primo GP con la Rossa nel 1970 e si ricorda il rientro a Monza nel 1982 sulla 126 C2 quando fu premiato da una mitica pole e dal podio.

John Surtees (Vol. 25) di P. Allievi

Dopo aver vinto sette titoli mondiali nelle due ruote, John Surtees è stato l’unico pilota che ha saputo ripetersi anche in F. 1: l’inglese ha conquistato la corona iridata nel 1964 guidando la Ferrari 158. “Big John” era apprezzato per la pulizia di guida, il rispetto del mezzo meccanico e la conoscenza della tecnica. Un uomo – squadra che non si limitava a guidare, ma voleva avere il controllo su tutto, risultando spesso antipatico. Avrebbe vinto molto di più dei 6 GP che ha collezionato se fosse rimasto a Maranello, dopo la clamoroso rottura del 1966 che resta ammantata di mistero. Poi ha tentato la sorte del Costruttore con poco successo per i mezzi economici troppo limitati. Aveva trasmesso la sua passione al figlio Henry, morto giovanissimo nel 2009 in un incidente di F.2.

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Lonny

Appassionato di bici da corsa, modellismo e Lego. Insegno nuoto da oltre due decenni e sono due volte papà.

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